my soft spot

mi hanno detto che c’è una parte morbida dentro di me… una gelatina fra 2 parti solide… che non sta in piedi. è lì il nodo, la ricerca dell’equilibrio… scoprirla, accettarla, amarla, questa zona nascosta e negletta. che è quella parte che più di tutte proteggo, che pochi hanno visto e per brevi momenti. è quella che diventa triste, che piange… si piango di nuovo, dopo mesi che non piangevo. lei è soffice e delicata. fa parte di me, e sebbene io abbia cercato sempre di nasconderla perchè poteva – puo – non piacere. è quella vera, quella che soffre. e quella che ama.
Non sta in piedi, ancora ha bisogno di essere tenuta per mano, e ha paura di chiederla quella mano…
però voglio dirle che è bella, che è meritevole e che se si fa vedere un po’ di più sarà anche più amata.
è un piccolo gomitolo rosa… e io lo tengo fra le mani, lo accarezzo.
ho sempre saputo che era li, ma adesso ho bisogno che impari a camminare, a stare in piedi… per aiutarmi nel mio viaggio

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Una come te (Cremonini)

Una come te, se corre inciampa ma non
cade, chiede la tua mano.
Una come te, per una rosa può morire,
solo perché ancora non sa
togliere le spine. Una come te, mi
piace da morire!
Una come te, un gatto sopra il letto
e un uomo nudo ad aspettare.
Una come te, il vento che le soffia
dentro non la può spostare.
Uno come me, non la può dimenticare…

… perchè mi hanno detto, dopo che hai fatto soffrire una strega non sarai mai più veramente felice…

la distrazione

mi viene in mente una vecchia canzone dei Negramaro che non ci azzecca nulla.
ma il concetto di “distrazione mentale” è molto importante, e mi stupisco sempre di come il cervello cerchi scappatoie, e come si acquieti non appena ne trova una.
pensi e ripensi ossessivamente a qualcosa, qualcuno… poi arrivi al culmine della spirale e dici basta. ma il cervello sta li e passeggia sul bordo. e quindi che fai? cerchi un’altra spirale.
quello che è importante è che sia chiaro che ti stai distraendo, che vuoi solo acquietare la mente… cosi quando sarà calma, cercherai una verde prateria e la farei finita con la distrazione, ma nel frattempo ti sarai liberata dal pensiero ossessivo primario.
il passaggio cruciale è quello verso la verde prateria, verso il “non me ne frega niente” … il mondo scorre e io vado avanti, seguo non seguo il flusso…
e ora è cosi, mi sono distratta, ho ringraziato la distrazione per avermi evitato un pomeriggio di paturnie. ora nel mio praticello guardo la vita che va, e decido cosa fare…
ah la pace… cosi difficile da ottenere.
l’ossessione primaria non è scomparsa, non sono cosi forte, ma è relegata a passatempo senza conseguenza e senza azione.
Potere delle endorfine!

qualcosa si è rotto, o forse no

sai quando hai la sensazione che quel giocattolo che tanto ti piaceva, che ci hai giocato un sacco, che aveva un sacco di difetti, ecco non lo vuoi più. si è rotto? forse no… o almeno non più di quanto fosse rotto prima. ma adesso lo vedi, vedi i difetti, vedi che mancano dei pezzi. è brutto, non lo vuoi più nella tua cameretta. lo sposti, prima nella cesta, poi ti dimenticherai di lui, poi la sua sorte è il bidone della monnezza.
ecco, io sono alla fase “cesta”. Quello che pensavo fosse il mio giocattolo, quello che pensavo fosse l’unica cosa che potevo meritare, che lo guardavo e per me era bellissimo… ecco lo guardo e non lo è più. Merito e voglio la versione nuova, scintillante e funzionante.
Ho visto le crepe, gli ingranaggi che non girano e ho capito che giocarci è inutile, genera frustrazione. Quindi lo metto nella cesta.
sta li… l’idea è che si smaterializzi da solo. come direbbe Mari Kondo “non mi da gioia”.
certo ora non ho nessun giocattolo, dovrò cercarlo, ma è come quando passi dalla Barbie a… a cosa? non sei più una bambina. quel tipo di gioco non fa più per te. Non ricordo quale sia stato lo step successivo, probabilmente sono passata direttamente a Cioè e alle uscite con le amiche, ai libri di Nero Wolfe…
ecco un mondo tutto nuovo.
Forse un giorno prenderò il contenuto della cesta e lo rovescerò nel bidone della monnezza…
Per adesso, sento solo che la fase barbie è finita. La stanza è vuota…va riempita di cose nuove, che rispondono alla nuova me.

Rise and shine

tornata.
è stato mare, è stato vento, è stata pace. è stato quello che volevo. ho mentito quando ho detto “voglio divertirmi” , non era quello che mi interessava, ma mettere ordine nei pensieri, buttare via e riportare alla luce quello che la stanchezza e l’ansia avevano nascosto in fondo.
sono tornata. sono qui. sono pronta.

low battery…

ultime ore, ultime mail, ultime call… insomma, che il tempo scivoli, che io ho bisogno di premere il bottone di OFF. e poi scollegare il cervello…
non sono più lucida. se non sto attenta faccio cazzate, mi bruciano gli occhi, stanotte ho pure dormito male. Insomma tutto va verso il declino.
in ufficio ci muoviamo come zombie. tutti ad aspettare che suoni la “campanella”

siamo nervosi, siamo stanchi. scattiamo. scatto per un nonnulla… sono stanca di lamentele, problemi e nessuna soluzione… o meglio so qual è la soluzione, e devo pianificare. Ma non riesco a pensare, a decidere e pianificare, la batteria è scarica. E ho deciso di non farlo. lascio andare tutto. piccole cose, piccoli impegni. la valigia da fare, piccola, leggera. cosi come i miei pensieri. come vorrei che fossero.
ci vuole coraggio a lasciare andare… e io sto lasciando andare tutto. chi resta è perchè vuole esserci.
l’ho imparato, a mie spese. ma non forzo più nessuno… ahhhh come vorrei saperlo fare per tutto!
o meglio per l’unico pensiero spiraloso che ancora ho… uno solo non è tanto…
ma abbastanza per rendere il cuore pesante, a volte, a tratti…

saluti karmici

l’ho immaginato, l’ho temuto, poi ho smesso di pensarci. la vita ha fatto altro.
e poi qualche giorno fa, boom eccoti li davanti a me. al momento è stato paralizzante. ma non perché io sia stata sopraffatta dalla nostalgia o dall’amore. ma proprio per la mancanza di esso. del non sentire niente, nel veder invaso un posto “mio” dove ti portavo.
sei ingrassato, sei triste. Non ho più nulla da dirti. Non ti odio, non mi manchi. sei semplicemente estraneo alla mia vita.
e non sai più nulla di me. e non sai che quella che ero non c’è più. che un tornado l’ha distrutta e che ora è risorta una nuova me, una principessa guerriera.
e si avevi ragione, merito di più di quello che potevi e volevi darmi.
sii felice, con la felicità che hai scelto, ti ho detto addio già da un po’ ma evidentemente l’universo ha voluto darmi la conferma. Io sono altrove, non felice… ma sulla strada, in viaggio, godendomi il paesaggio, che è più di quanto potessi mai sperare.

nella mia mente e nel mio cuore ci sono altri luoghi, altre persone… ma questo è un altro discorso…

di parole belle…giornate roventi e pause necessarie

oggi mi hanno detto parole bellissime, che si riassumono in questa frase:
“ogni stella è davvero libera solo quando segue la propria orbita” Crowley
ecco io sono quella stella, finalmente libera… ma libera davvero! di essere me… strana, buffa, isterica, sensibile, intelligente…
non mi nascondo più.
la giornata è tra le più calde dell’anno, del secolo, e lo sento questo sole che brucia, ma va bene, perchè porta via ogni ombra e lascia che tutto sia luce.
sono mesi che ripeto che sono stanca, non lo dico più, fa parte di me come le mie borse sotto gli occhi… sto mettendo tutto in pausa. piano piano. Ma la cosa più bella che ho messo in pausa sono i miei pensieri “spiralanti”, le mie paure.
continuo a pensare, si, ma è un pensare dolce. è un pensare bello. è un pensare che non vuole decidere. la decisione verrà al momento giusto, o meglio verrà quando sarà il tempo e lo sentirò.
e fino ad allora… è pausa. e lo sento! e non importa se lo sentono gli altri… ho socchiuso la porta. deciderò se aprirla…tra un po’

È quel che è (Eric Fried)

È assurdo
dice la ragione
È quel che è
dice l’amore.

È infelicità
dice il calcolo
Non è altro che dolore
dice la paura
È vano
dice il giudizio
È quel che è
dice l’amore.

È ridicolo
dice l’orgoglio
È avventato
dice la prudenza
È impossibile
dice l’esperienza
È quel che è
dice l’amore.

cercasi metodi per spegnere il cervello…

ho decisamente bisogno di una lobotomia selettiva.
non voglio dimenticare, perchè i ricordi possono essere dolci e cullarti. Basta farci pace e accettare che siano passato. su questo sono abbastanza brava.
vivere il presente, la famosa filosofia dell’hic et nunc— questa a volte è più difficile. perchè io la giornata me la voglio vivere al meglio, ma si insinua il pensiero del “potrei / vorrei / dovrei” essere altrove, viverla meglio, essere dove non posso essere con chi non posso essere. E qui un primo spegnimento del cervello sarebbe d’uopo. Sono qui, sono arrivata qui. Goditi questo istante. ridi con chi hai accanto.
Poi arriviamo al punto dolente, il futuro… ci penso. Non mi è possibile non farlo. Ok lo accetto… ma devo smettere di pensare a scenari impossibili. O almeno non continuare a girarci intorno, sperare che le cose vadano in una certa direzione, quando è chiaro che (ora) no. Non lasciare che questi pensieri infettino il mio presente, paralizzino la mia crescita. Che è come se una cortina di fumo mi stesse intorno e io non riuscissi ad andare oltre. Paure, speranze materializzate in una nebbia grigia. e il sole non riesce a passarci dentro.
Io voglio spegnere quella roba li, vivere d’istinto. lasciare che il sole mi illumini. mi bruci anche. tutto piuttosto che questo immobilismo.
spegnere le inutili speranze, spegnere le ansie immotivate. certezze, che non sarà, libro chiuso e pagine bianche…
come si fa?