saluti karmici

l’ho immaginato, l’ho temuto, poi ho smesso di pensarci. la vita ha fatto altro.
e poi qualche giorno fa, boom eccoti li davanti a me. al momento è stato paralizzante. ma non perché io sia stata sopraffatta dalla nostalgia o dall’amore. ma proprio per la mancanza di esso. del non sentire niente, nel veder invaso un posto “mio” dove ti portavo.
sei ingrassato, sei triste. Non ho più nulla da dirti. Non ti odio, non mi manchi. sei semplicemente estraneo alla mia vita.
e non sai più nulla di me. e non sai che quella che ero non c’è più. che un tornado l’ha distrutta e che ora è risorta una nuova me, una principessa guerriera.
e si avevi ragione, merito di più di quello che potevi e volevi darmi.
sii felice, con la felicità che hai scelto, ti ho detto addio già da un po’ ma evidentemente l’universo ha voluto darmi la conferma. Io sono altrove, non felice… ma sulla strada, in viaggio, godendomi il paesaggio, che è più di quanto potessi mai sperare.

nella mia mente e nel mio cuore ci sono altri luoghi, altre persone… ma questo è un altro discorso…

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di parole belle…giornate roventi e pause necessarie

oggi mi hanno detto parole bellissime, che si riassumono in questa frase:
“ogni stella è davvero libera solo quando segue la propria orbita” Crowley
ecco io sono quella stella, finalmente libera… ma libera davvero! di essere me… strana, buffa, isterica, sensibile, intelligente…
non mi nascondo più.
la giornata è tra le più calde dell’anno, del secolo, e lo sento questo sole che brucia, ma va bene, perchè porta via ogni ombra e lascia che tutto sia luce.
sono mesi che ripeto che sono stanca, non lo dico più, fa parte di me come le mie borse sotto gli occhi… sto mettendo tutto in pausa. piano piano. Ma la cosa più bella che ho messo in pausa sono i miei pensieri “spiralanti”, le mie paure.
continuo a pensare, si, ma è un pensare dolce. è un pensare bello. è un pensare che non vuole decidere. la decisione verrà al momento giusto, o meglio verrà quando sarà il tempo e lo sentirò.
e fino ad allora… è pausa. e lo sento! e non importa se lo sentono gli altri… ho socchiuso la porta. deciderò se aprirla…tra un po’

È quel che è (Eric Fried)

È assurdo
dice la ragione
È quel che è
dice l’amore.

È infelicità
dice il calcolo
Non è altro che dolore
dice la paura
È vano
dice il giudizio
È quel che è
dice l’amore.

È ridicolo
dice l’orgoglio
È avventato
dice la prudenza
È impossibile
dice l’esperienza
È quel che è
dice l’amore.

cercasi metodi per spegnere il cervello…

ho decisamente bisogno di una lobotomia selettiva.
non voglio dimenticare, perchè i ricordi possono essere dolci e cullarti. Basta farci pace e accettare che siano passato. su questo sono abbastanza brava.
vivere il presente, la famosa filosofia dell’hic et nunc— questa a volte è più difficile. perchè io la giornata me la voglio vivere al meglio, ma si insinua il pensiero del “potrei / vorrei / dovrei” essere altrove, viverla meglio, essere dove non posso essere con chi non posso essere. E qui un primo spegnimento del cervello sarebbe d’uopo. Sono qui, sono arrivata qui. Goditi questo istante. ridi con chi hai accanto.
Poi arriviamo al punto dolente, il futuro… ci penso. Non mi è possibile non farlo. Ok lo accetto… ma devo smettere di pensare a scenari impossibili. O almeno non continuare a girarci intorno, sperare che le cose vadano in una certa direzione, quando è chiaro che (ora) no. Non lasciare che questi pensieri infettino il mio presente, paralizzino la mia crescita. Che è come se una cortina di fumo mi stesse intorno e io non riuscissi ad andare oltre. Paure, speranze materializzate in una nebbia grigia. e il sole non riesce a passarci dentro.
Io voglio spegnere quella roba li, vivere d’istinto. lasciare che il sole mi illumini. mi bruci anche. tutto piuttosto che questo immobilismo.
spegnere le inutili speranze, spegnere le ansie immotivate. certezze, che non sarà, libro chiuso e pagine bianche…
come si fa?

Luglio faticoso

luglio è stato un mese denso e faticoso. Sono successe tante cose, ho avuto un paio di crisi isteriche – quelle che farebbero scappare anche i santi – e me le sono gestita da sola (o quasi). Ho lavorato, ho corso come una pallina impazzita per la città… ho sentito la solitudine della mancanza di radici, del porto sicuro che per quanto non sia quello che vuoi è lì e sai che potrai sempre andarci. Io non ce l’ho più.

Mi sono arrabbiata con me stessa tanto, per capire poi che non era affatto colpa mia. Mi sono sentita amata e capita, mi sono sentita desiderata e provocata. Ho imparato (ehm… sto imparando) l’arte della pazienza. Abbandono perchè sono sicura che qualcosa di meglio arriverà indietro.

Coltivo l’incrollabile fiducia nel destino, anche se poi ho paura e vorrei mantenere lo status quo.

mancano 2 settimane alle vacanze… e in questi giorni voglio fluire… lasciare che le cose accadano, non fare piani ma affidarmi al desiderio del momento. Solo cosi saprò aspettare meglio…

Poi sarà mare, sabbia, tramonti e notti stellate. Sarà il cambio di scenario che mi serve per staccare la spina del tutto.

e poi c’è un posto… che non ho visto, dove vorrei andare. Chiedimelo. Verrò.

cosa voglio, chi voglio essere

alla fine si riduce tutto a questo…
ho un foglio bianco che mi aspetta, una lista. cosa voglio.
quando riuscirò a mettere nero su bianco, sulla carta, con il callo che mi fa male, quello che voglio, la donna che voglio essere… avrò fatto il primo passo.
so cosa sono stata e chi non voglio essere, ma cosa voglio in positivo è cosa difficile.
e poi lavorerò per realizzarlo, dovrò lavorare per realizzarlo.
ma mettere il piede sul primo scalino sarà fondamentale.
non importa la scalinata, quanto sarà lunga e dove porterà… ma sarà fondamentale sapere che c’è.
e no, la lista non sarà qui. la lista sarà tatuata sul mio cuore. sarà il mio mantra quando mi alzo la mattina, sarà il sorriso dei miei giorni, sarà la fiducia nei miei mezzi.
sarà vita!

dopo la tempesta…

in questi giorni ho raggiunto un picco di nervosismo dovuto alle mie faccende burocratiche … che sembrano senza fine. ne chiudi una se ne apre 1 altra.
ma come tutte le cose, io so che a un certo punto raggiungo il mio limite e la mia mente, il mio corpo, il mio cuore dicono basta. é la mia valvola di sicurezza. io lo chiamo il mio scudo atomico, quando lo sollevo nulla può toccarmi.
e in questo momento è cosi. Ho avuto paura di non farcela, di non essere capace… e invece ora da dentro le mie protezioni mi dico… eccheccazzo, ce la puoi fare! tu puoi fare tutto, e se sbagli… non è la fine del mondo.
Io la fine del mondo l’ho vista (la mia fine del mondo)… ho guardato il castello cadere e sgretolarsi, e poi il villaggio, e poi i boschi… e poi non c’era più niente. Ma c’ero io in piedi, e ora che timidamente vedo che sta crescendo dell’erba nuova… sono ansiosa e protettiva che qualcuno possa calpestarla.
Capitemi se divento ansiosa, se ho paura di sbagliare… che poi se anche sbaglio, ci berrò sopra!
quindi tutto il resto è in standby, non ho la concentrazione, le energie per altro. Mi sto dando del tempo, prima sistemo, poi mi riposo, poi … nel frattempo mi godo una certa pace. La pace che viene dal non aspettarsi niente. Piccola cosa banale… le mie chat su whatsapp: mio fratello, le amiche del cuore, il gruppo ristretto dei colleghi/amici.
niente sguardi languidi allo schermo per vedere se il fantomatico lui ha scritto… che inutile raccontarcela, quando c’è lo facciamo tutte. Ecco il fatto che non ci sia per me è liberatorio!
e quindi che sia quiete dopo la tempesta… in attesa di un nuovo vento per spiegare le vele,

perchè siamo principesse… guerriere

è vero che siamo cresciute con le favole, che le varie principesse sono state il nostro sogno di bambine (la mia preferita è La bella addormentata… e sul significato psicologico ci sarebbe un bel po’ da commentare), però poi siamo cresciute, la vita ci ha dato le sue mazzate e più che principesse ci siamo sentite a tratti sfigate di varia caratura.
beh anche no.
siamo principesse, ma non di quelle che stanno li ad aspettare di essere salvate (capito Aurora?), siamo principesse guerriere, tatuate e con un’armatura d’acciaio.
la vita non deve farci paura, sappiamo affrontarla. Il principe c’è, non c’è, è distratto e spaventato. Ma noi no… andiamo avanti.
qualche volta sanguiniamo, piangiamo… e ci serve un abbraccio. Ma è per ricaricarci, per guarire e poi saremo noi a riprendere la spada in mano e combattere le nostre battaglie.
ecco, e a volte serve un segno sulla pelle per ricordarcelo. Un nuovo tatuaggio che dica ” si riparte da qui”.
il resto è passato, il drago è morto.
a volte ci manca… è normale, perchè è stato il nostro nemico, il nostro compagno nella battaglia su barricate opposte. forse abbiamo un po’ perso, ma ce ne siamo liberate. e ora non sappiamo cosa farcene delle armi e teniamo su l’armatura, che non si sa mai.
invece no, c’è tempo per la guerra e tempo per la pace. togliamo l’armatura, togliamo la polvere e brilliamo come solo noi siamo capaci.
che sia pace, che sia forza, che sia amore

elettricità

ieri notte nel pieno del sonno… occhi spalancati, nervoso nella pancia, mani che prudono.
mi rigiro nel letto cercando di riprendere sonno… ma niente. Allora ho imparato ad alzarmi in queste calde notti estive e uscire sul terrazzo… e allora li sento tuoni fortissimi in lontananza, lampi di luce e un vento fortissimo. Elettricità che il mio corpo ha percepito nel buio e nel caldo del letto. Ho aperto le braccia lasciando che il vento sollevasse la camicia da notte, ho chiesto alle forze della natura di darmi il coraggio che mi manca, di spazzare via le paure. Mi sentivo tutt’uno con l’elettricità intorno a me.
tornata a letto ho dormito profondamente…
stamattina ho sorriso, ho guardato il mio volto abbronzato. sono bella. sono io. sto tornando.

la mente vaga… il cuore sa (forse)

la mente vaga, cerca balsamo per le ferite. lo trova, lo prende, si ricarica. Prospettive di mare, sole e risate… piccoli scampoli di pace. Ma il cuore sa che c’è ancora una ferita da sanare, la più profonda. che fa male quando cambia il tempo, quando vedi una maglietta a righe, che le promesse sono rotte, ma ehi erano promesse…
e batte, lo stesso, e sanguina ad ogni spinta. Ma anche sanguinare fa bene, perchè butti fuori… e purifichi.
però la mente – bastarda – nel suo vagare fa degli strani giri… e ti riporta li dove il colpo è stato inferto, Tanto indietro nel tempo che pare impossibile.
e dice: guardalo, osserva bene… è passato e tu sei ancora qui.
il cuore lo sa già
per questo non ha mai smesso di battere anche se faceva male.
e sa che un giorno, presto, il sale del mare non brucerà più sulla ferita che ha smesso di sanguinare.